Peste Suina Africana

PESTE SUINA AFRICANA

Il 7 gennaio scorso è stata confermata la presenza del virus della Peste Suina Africana in una carcassa di cinghiale rinvenuta nel comune di Ovada (AL).

Il Ministero della Salute, per prevenire la diffusione della malattia, ha istituito una zona infetta che interessa un elenco di Comuni in provincia di Alessandria, Genova e Savona (Dispositivo DGSAFV prot.n. 583 del 11 gennaio 2022)

In considerazione del grave impatto sanitario sugli allevamenti suini, delle limitazioni al commercio internazionale di animali e loro prodotti e delle pesanti ricadute economiche dell’infezione, si riportano di seguito alcune informazioni e aggiornamenti sulla situazione epidemiologica.

LA MALATTIA I DANNI E LE MODALITA’ DI TRASMISSIONE

La peste suina africana (PSA) è una malattia dei suini e dei cinghiali causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus, soggetta a notifica all’ OIE, altamente contagiosa e generalmente letale per la quale non esistono vaccini né cure. Colpisce suidi di tutte le età e nelle sue forme ad elevata virulenza è caratterizzata da morte improvvisa senza sintomi o da febbre elevata, perdita di appetito, emorragie cutanee, in particolare alle estremità e alle orecchie e degli organi interni con morte in media in 2-10 giorni con un tasso di mortalità che può raggiungere pressoché il 100%. Gli animali infettati da ceppi meno aggressivi del virus della peste suina africana possono invece non mostrare i tipici segni clinici.

La PSA non colpisce gli esseri umani.

Determina perdite produttive ed economiche di grave entità non solo in ragione della elevata mortalità e della notevole capacità di diffusione, ma anche delle restrizioni al commercio nazionale e internazionale di suini e prodotti derivati disposte in area infetta con conseguenze devastanti sul settore suinicolo.

La malattia si diffonde nei suini e nei cinghiali principalmente:

  • per contatto diretto con altri animali infetti (per via oro-nasale, in seguito a contatto con altri soggetti infetti, che eliminano il virus attraverso la saliva, le urine e le feci);
  • ingestione di carne o prodotti a base di carne ottenuti da suidi infetti. La somministrazione ai maiali di scarti di cucina è pratica vietata dai regolamenti europei oramai dal 1980.
  • indirettamente, attraverso attrezzature, indumenti e veicoli contaminati

Il virus è caratterizzato da elevata resistenza nell’ambiente dove rimane infettante per lungo tempo. E’ capace, infatti, di sopravvivere per lunghi periodi nelle secrezioni degli animali, nelle carcasse di suidi infetti, nelle carni fresche e congelate e in alcuni prodotti derivati; può rimanere infettante per 3–6 mesi in prodotti di origine suina non cotta: almeno per 15 settimane in carne refrigerata, per anni in carne congelata, da 3 a 6 mesi nei salumi.

La cottura a temperature superiori a 70 °C è invece in grado di inattivare il virus.

LA DIFFUSIONE TERRITORIALE

In Italia la PSA è presente dal 1978 in Sardegna, sia nella popolazione di maiali domestici, allevati per lo più allo stato brado o semibrado, sia nel cinghiale, ma, dalla Sardegna, non ha mai varcato i confini dell’Italia continentale.

In Europa, la PSA ha fatto il suo primo ingresso in Portogallo negli anni ’50, forse attraverso scarti alimentari provenienti dall’Africa (nell’Africa sub-sahariana la peste suina africana è endemica). Dal Portogallo la PSA si è poi estesa alla penisola Iberica, dalla quale è stata eradicata negli anni ’90.  

Nel 2007 è stata segnalata in Georgia per poi diffondersi a Russia, Ucraina e Bielorussia.

Dal 2014 un’importante epidemia di Peste Suina Africana sta interessando alcuni Paesi dell’Est Europa. La malattia è attualmente diffusa in Polonia, Germania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Lituania, Romania, Ungheria, Bulgaria: ad oggi sono stati registrati migliaia di focolai negli allevamenti di suini domestici e nei cinghiali selvatici.

 Nel giugno 2017 la Repubblica Ceca ha notificato una positività da PSA in un cinghiale morto. Vista la distanza dai territori già colpiti dall’epidemia, con ogni probabilità l’introduzione del virus da aree infette è avvenuta tramite carni o prodotti a base di carne di suino o cinghiale infetti. Ad aprile 2019 la Repubblica Ceca ha riacquisito lo stato di indennità

A settembre 2018 il Belgio ha segnalato i primi casi di malattia nei cinghiali selvatici, facendo registrare un preoccupante balzo in avanti della PSA verso l’Europa occidentale; grazie a un piano di controllo rigoroso e costoso, il Paese ha eradicato la malattia a fine 2020.

A settembre 2020 il virus è arrivato in Germania ed è stato rilevato in alcune carcasse di cinghiale nelle zone immediatamente a ridosso del confine con la Polonia.

Situazione europea aggiornata: https://santegis.maps.arcgis.com/apps/webappviewer/index.html?id=45cdd657542a437c84bfc9cf1846ae8c 

link utili:

Commissione Europea - Peste Suina Africana

Ministero della Salute - Peste Suina Africana

Ministero della Salute: Peste Suina Africana (PSA) - in un video EFSA le precauzioni da adottare